Come mettere ordine nella propria vita

December 11, 2009

L’unica differenza tra un vecchio garage e la borsa della mammadelcobra è la dimensione. Per il resto: sono entrambe pieni di cazzate che non avevi idea di che fine avessero fatto. Oggi il tram ha deciso di prendersela comoda e, all’altezza dell’unico incrocio lungo il percorso privo di qualsiasi connessione ad altro mezzo pubblico, si è fermato per trenta minuti. In questi trenta minuti lamammdelcobra ne ha approfittato per fare un rapido inventario del contenuto della sua abnorme borsa del mattino. Al suo interno, oltre all’essenziale per la sopravvivenza (portafogli, chiavi di casa, cellulare, agenda, trousse con crema idratante e trucchi d’emergenza, assorbenti e badge aziendale) riposavano in pace:

  • libro da restituire a un collega da diciotto mesi (nella borsa da due settimane);

  • sette biglietti del metrò già timbrati;

  • caricabatterie del cellulare aggrovigliato in modo irreversibile;

  • tre fazzoletti di carta appallottolati da tempo imprecisato e con probabile mucodelcobra fossile al loro interno;

  • un rossetto rosso dato per disperso da secoli;

  • un mandarino in avanzato stato di decomposizione;

  • un calzino antiscivolo del cobra;

  • un ritaglio di giornale su “Come mettere ordine nella propria vita”.

Cobra flu

November 10, 2009

L’intera cobrafamily è stata annientata dall’influenza intestinale. Questo weekend avremmo dovuto passarlo tra romantiche e salutari passeggiate sulla spiaggia e corroboranti mangiate di pesce azzurro. Invece abbiamo preferito stare a casa a vomitare a turno.

Il cobra non ha mangiato per 3 giorni, la mammadelcobra è tornata ai tempi delle nausee mattutine e ilpapàdelcobra ha necessariamente trasferito il suo ufficio svizzero nel nostro bagno.

Il gatto, con apprezzabile senso pratico, si è cambiato la sabbietta da solo.

Monday morning

November 2, 2009

Lunedì mattina. Piove secchiate d’acqua mista a polveri sottili. Ilpapàdelcobra si impietosisce e al terzo tentativo di infilare il cobra sotto l’apposita copertina di plastica trasparente che dovrebbe coprire il passeggino ma che non ne vuole sapere ci carica in macchina e ci accompagna al nido.

Il cobra si abbandona (quasi) contento tra le braccia dell’educatrice preferita, riesco a uscire di lì praticamente subito. Questo mi mette prudentemente di buon umore -in fondo, è sempre lunedì mattina e piove- e mi dirigo verso corso Buenos Aires con il peccaminoso intento di indulgere in qualche minuto di shopping (stivali di gomma a forma di coccinella per il cobra??).

Improvvisa come un fulmine, la verità: ho dimenticato a casa il portafogli. Ho cambiato borsa e non l’ho traslocato. Ravano nelle tasche dell’impermeabile: l’ultimo euro l’ho bevuto in un caffè ieri mattina. Sono appiedata, senza soldi, senza documenti. E diluvia.

Prendo un respiro profondo, mando a benedire la mia ora di libertà spirata ancora prima di vedere la luce e mi incammino con passo da generale nella direzione di casa.

Dopo venti minuti di pozzanghere e semafori con lo spruzzo arrivo sotto il portone. Infilo le mani in borsa per la seconda volta inutilmente: le chiavi, ovvio, sono nella borsa del cobra. Nell’armadietto del cobra. Nell’asilo del cobra.

Maledico questo lunedì mattina in cui ho deciso di lasciare il cervello a casa a giocare col gatto e inverto la direzione. Proseguo per un quarto d’ora sotto il mio ombrellino tremolante di diabolik e arrivo per la seconda volta all’asilo. Entro e afferro le chiavi alla velocità della luce, non mi vede nessuno. Riesco e ripercorro la strada al contrario, cambiando marciapiede per annoiarmi un micron di meno. Apro il portone, chiamo l’ascensore, sgocciolo come un pastore maremmano su tutto il tappeto di cocco e, finalmente, sono a casa. Cerco il portafogli. Non c’è. Il gatto mi guarda intenerito, tradendo forse una vena di pietà verso questo bipede fradicio e infreddolito mentre lui, quadrupede teoricamente meno evoluto, si liscia il pelo bianco crema al tepore del termosifone. Il portafogli non c’è perchè, ora mi ricordo, ieri pomeriggio lo avevo infilato nella borsa del cobra. Che ora sta -come prima- nell’armadietto del cobra. Nell’asilo del cobra.

Mi guardo allo specchio: ora mi spoglio e torno a letto, non è possibile vivere così.

Invece riavvolgo la sciarpa intorno al collo, chiudo l’impermeabile, sorrido al gatto e mi richiudo la porta alle spalle. Dopo un altro quarto d’ora sono di nuovo all’asilo. Questa volta in custode mi nota, per non ammettere la demenza senile che precoce mi attanaglia accenno a un timido “devo portare il cambio pulito…”. Per fortuna il portafogli è lì, lo afferro con forza e lo ficco in borsa.

Ci metto altri quaranta minuti per arrivare in redazione.

I colleghi mi salutano con lo sguardo basso, un mezzo sorriso inquieto.

Devo emanare più energia negativa di un bolo di criptonite tra le palle di superman.

Buon lunedì, everybody.

Mai più senza

October 27, 2009

Cose che non si possono più fare una volta che il cobra entra nella tua vita:

     

  • uscire a cena senza averlo programmato;

  • uscire a cena e bere una bottiglia di gattinara in due;

  • uscire a cena, bere una bottiglia di gattinara in due e fare sesso al ritorno;

  • Uscire a cena, bere una bottiglia di gattinara in due, fare sesso al ritorno e dormire otto ore di fila.

Per il resto: mai più senza cobra.

Non gli cade?

October 26, 2009

Conversazione telefonica fra lamammadelcobra e l’amicadellamammadelcobra:

lmdc: Hai letto il mio blog?

admdc: Il post sul tempo che passa mi ha quasi fatto piangere.

lmdc: Perfetto, era esattamente la mia intenzione.

admdc: Quando è nato il mio cucciolo, mi sono drogata di blog scritti da neomamme. Fino alla nausea. Appena ha compiuto un anno ho detto basta, non ne voglio più sentir parlare. Voglio leggere di scienza, di politica, di arte, di questioni internazionali. Non ne potevo più di poppate e vomitini, di crosta lattea e monconi ombelicali.

lmdc. Ti capisco, è successo anche a me. Non ne so più nulla. Sono una madre felicemente disinformata.

admdc. Solo che oggi ciccio ha due anni e io non ho la più pallida idea di come si faccia a levargli il pannolino una volta per tutte.

lmdc. Eh, già.

admdc. Eh, già.

lmdc. A un certo punto non gli cade come il cordone ombelicale??

Molto prima

Salire su un tram, una mattina di fine ottobre inaspettatamente mite. Trovare posto a sedere dalla parte delle finestre assolate e immergersi tra le pagine di un romanzo appena uscito. Trovarne una in cui l’autore cita una frase abbastanza divertente che hai pronunciato tu, ere glaciali fa, durante una delle vostre colorate conversazioni telefoniche sulla vita, l’amore, i biglietti floreali e il nasi goreng. Prima de lamammadelcobra.

Molto prima.

Oh, baby

October 23, 2009

Torno a casa. Il cobra si scioglie sulle mie spalle in un abbraccio morbido e caldo. Trovo lanonnadelcobra fresca e riposata come un maratoneta nel deserto libico e la casa che sembra un bazar di giocattoli appena scoperchiato da un tifone.

Stamattina, devo ammetterlo, sono approdata in redazione sollevata: la preparazione mattutina in tandem mamma+cobra e la consegna del secondo al nido mi avevano drenato più energie del solito. La scrivania pareva un miraggio di tranquillità. Ma stasera, in quell’abbraccio, ho sentito il tempo che scivola via e che lo lascia ogni giorno più grande, più adulto. Un giorno non troppo lontano, il cobra sarà alto due metri e non bacerà più la sua mamma con gli occhi chiusi e la testa buttata all’indietro come le innamorate nei film americani degli anni 60.

Oh, baby.

Impermeabili alla storia

Taxi. Ore 20,15. Traffico marmellata obbliga a percorrere strade secondarie. Passo davanti a un portone che mi ha conosciuto per molti giorni, per molte notti, anni. Osservo l’immobilità della pietra. La lucida indifferenza dell’ottone. La vita fa le capriole, spariglia le carte, cucina i sentimenti. E i muri, le finestre, i pavimenti, i mattoni se ne stanno sempre lì. Impermeabili alla storia.

Il papàdelcobra

October 16, 2009

Pranzo fuori programma con ilpapàdelcobra. Ha una riunione a Milano, per questo gli svizzeri che lo tengono sequestrato a bordo lago cinque giorni su sette oggi, che è solo venerdì, me lo concedono extra-weekend. Mi aspetta appoggiato al bancone di un bar del centro. Appena entro mi fa un cenno con la mano, con l’altra doma un paio di riccioli e mi sorride. Per un attimo mi sembra di averlo appena conosciuto. Ha un gran bel culo e un elegantissimo paio di scarpe rosse stringate: l’uomo giusto con cui fare un figlio.

Piccolo naufrago

Non ha pianto per strada. Non ha pianto entrando al nido. Non ha pianto mentre gli infilavo le calzine antiscivolo. Ha fatto ciao con la manina ai pesci rossi nell’acquario sopra gli armadietti delle scarpe. Non ha pianto quando siamo entrati in classe. Ha mangiato la mela e il pane con gli altri bambini. Quando l’educatrice ha detto “ora puoi salutare la mamma tanto la rivedi stasera” il cobra non si è girato verso di me urlando tutta la sua rabbia: si è aggrappato alle ginocchia di lei come un naufrago a una scialuppa di salvataggio. La faccia impastata di chi sta per piangere ma tanto sa che è inutile.

“Ottimo, vuol dire che mi ha preso come punto di riferimento”.

Esco sorridendo. Ottimo.

O no?