Lunedì mattina. Piove secchiate d’acqua mista a polveri sottili. Ilpapàdelcobra si impietosisce e al terzo tentativo di infilare il cobra sotto l’apposita copertina di plastica trasparente che dovrebbe coprire il passeggino ma che non ne vuole sapere ci carica in macchina e ci accompagna al nido.
Il cobra si abbandona (quasi) contento tra le braccia dell’educatrice preferita, riesco a uscire di lì praticamente subito. Questo mi mette prudentemente di buon umore -in fondo, è sempre lunedì mattina e piove- e mi dirigo verso corso Buenos Aires con il peccaminoso intento di indulgere in qualche minuto di shopping (stivali di gomma a forma di coccinella per il cobra??).
Improvvisa come un fulmine, la verità: ho dimenticato a casa il portafogli. Ho cambiato borsa e non l’ho traslocato. Ravano nelle tasche dell’impermeabile: l’ultimo euro l’ho bevuto in un caffè ieri mattina. Sono appiedata, senza soldi, senza documenti. E diluvia.
Prendo un respiro profondo, mando a benedire la mia ora di libertà spirata ancora prima di vedere la luce e mi incammino con passo da generale nella direzione di casa.
Dopo venti minuti di pozzanghere e semafori con lo spruzzo arrivo sotto il portone. Infilo le mani in borsa per la seconda volta inutilmente: le chiavi, ovvio, sono nella borsa del cobra. Nell’armadietto del cobra. Nell’asilo del cobra.
Maledico questo lunedì mattina in cui ho deciso di lasciare il cervello a casa a giocare col gatto e inverto la direzione. Proseguo per un quarto d’ora sotto il mio ombrellino tremolante di diabolik e arrivo per la seconda volta all’asilo. Entro e afferro le chiavi alla velocità della luce, non mi vede nessuno. Riesco e ripercorro la strada al contrario, cambiando marciapiede per annoiarmi un micron di meno. Apro il portone, chiamo l’ascensore, sgocciolo come un pastore maremmano su tutto il tappeto di cocco e, finalmente, sono a casa. Cerco il portafogli. Non c’è. Il gatto mi guarda intenerito, tradendo forse una vena di pietà verso questo bipede fradicio e infreddolito mentre lui, quadrupede teoricamente meno evoluto, si liscia il pelo bianco crema al tepore del termosifone. Il portafogli non c’è perchè, ora mi ricordo, ieri pomeriggio lo avevo infilato nella borsa del cobra. Che ora sta -come prima- nell’armadietto del cobra. Nell’asilo del cobra.
Mi guardo allo specchio: ora mi spoglio e torno a letto, non è possibile vivere così.
Invece riavvolgo la sciarpa intorno al collo, chiudo l’impermeabile, sorrido al gatto e mi richiudo la porta alle spalle. Dopo un altro quarto d’ora sono di nuovo all’asilo. Questa volta in custode mi nota, per non ammettere la demenza senile che precoce mi attanaglia accenno a un timido “devo portare il cambio pulito…”. Per fortuna il portafogli è lì, lo afferro con forza e lo ficco in borsa.
Ci metto altri quaranta minuti per arrivare in redazione.
I colleghi mi salutano con lo sguardo basso, un mezzo sorriso inquieto.
Devo emanare più energia negativa di un bolo di criptonite tra le palle di superman.
Buon lunedì, everybody.